29 aprile 2009

Nelle terre grezze




Dopo anni di silenziate libagioni tornommi tra li vostri orecchi in preghiera di ascolto benvolo. Viaggi facemmo a ioso e castella e banchetti vìsimo in quantità ma le gesta e le cavalleresche tenzoni ci tesero lontan da marchingegno intra le eteri. Oggi, che più portabil aggeggio ci cale per le mani, rinveniamo a voi con ditato desiderio a contare di contrade e loghi che paransi davanti alle nostre membra. Terre alquanto avanzate son quelle che ci vedono in codesta nottata. Dicensi nomarsi Fratta. Non sape de qual etimolo nasca codesto curioso groppo di segni letterali, ma sicuramente le genti parenci ospitali quanto burberamente ad usanze avvezzi. Nel ricovero donatoci paremi dinnanzi un macchino ad immagini, ma con coloriture loffe, salate al dippiù e udor di tobacchi nell'aere con giacigli umidicci e a valle disposti. Spero passar di sbrigo queste clessidre per non restar intaccato da aria grezza!

Post scriptum
Ritienmi fortunato nel divider cloaca con scanosciuto che smerigliatura di vitro non permettemi di infilzar a morte!



31 ottobre 2006

Lo cammino longo


In lo longo cammino verso il notorio ci si deve poggiare le natiche per lo reposar delle cotiche.
Poscia aver visitato lo regno delle Marchie due de li nostri valorosi cavalieri portaron lo di dietro nelle terre dei nordici ugunotti.
La terra, nomata Bulzano es ricca de salcicci de tutte le taglie a guisa di diton brusecchiati e tutta la populazion ne come en gran quantità facendola scivolar nel gargaro con luppolo liquidato. Diceno che cotal regno parla il nostro idioma, ma notammo che li pargoli sputecchiavano parole ugunotte che alla nostra orecchia parea ostrogoto. La tenzon fu di breve tempo e nel guerregiar anche con genti quasi saracine lo grande plauso ci prese nel final. Non potemmo che rengraziar le dame e i cavalieri e retornar alle nostre proprietà. Nel scrvier di cotal tenzone non posso celar puro la vision di damigella angelica che per tutto lo tempo ci donò sorrisi e occhiate in quantità.

25 ottobre 2006

Avrete sentuto nomare...

Poscia innumerevoli cavalconi, ratti come la folgore giungemmo in quel di Affano nota ai più come Borgo di Fano. A guisa di giovenche pasciute a radicelle e nettato lo vetro con rinfreschi di zolfone, malva e sambuco giungemmo alla destinazion mirata. Presa dimora nella parca locanda di cotal Uguccione de la Ville (ben tre scodelle)ci venne dato entramento nel regno delle libagioni teatrali che in cotal loco vien nomato "Teatrum Fortunae". Poscia pecciamento di ben due viae universorum lucis che comprendevan la magnificentissima sostantia di ben dugento canali dedicammo le nostre menti e membra alla volgar opera lignii et ferrii et maschere tigrorum, caccavelle, verzure, stracci penduli per lo piacer di nostra signora Luppa del Vacca Dì. Poscia in libagioni culinarie tra cacciagioni e piscis in gran abbondanza lasciamci prender lo sonno in tra li sassi dello piaggio Fanense. Di Grande successo e cacchi e giubilo venimmo ricoperti a guisa di calorose amanti che in urli ci chiamavano "prendimi dammiti cuccurucù cuccurucù".