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05 dicembre 2010
Laude (Niki?)
Passati li giorni lacrimevoli muoviam le natiche pel nostro bello paese in cerca di petecchioni da farsi risuonar in saccoccia! Mentre lo nostro monarca, in fin di carriera, si dole di dover scavicchiarsi lo scranno di sotto al deretano, con la mia nobilissima armata in più nobili novelle ci adoprammo. Capitocci in quel di Castel di Massa o Castelmassa che dir si voglia di narrar le novelle di tali ungari giovinetti intenti a sassar le fronti altrui per picciol pezzo de tera. Iera in contrada nomata Vobarno capitocci di risvegliar lo spirito nobile del sacro Arlecchin. Lo nostro sputazzar parole avvenne in teatrin picciol e caloroso imbottito di paesane risate e sollazzi d'ogni sorta. La cosa strana fu la disposizion di cameri per lo spogliamento e la vestizion. Sotto terra! Non est ancora ora, speransi, e trovossi difficil abbigliarsi da cavlier narrante con una sola mano, poiché la seconda intenta ad aggrapparsi allo scongiuri. Li saluti

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30 novembre 2010
io credo che anderai a star bene...
lo nostro maestro si immortalò pe'ncontrare la gagliarda armata... uno abbraccio et una lacrima
29 novembre 2010
07 novembre 2010
In lo scavicchiar di loco in loco, per lo ammaliar dame e pargoli, capitocci ier di soggiornar per qualche scivolar di clessidra intra le mura di picciol contrada nomata Ponti sul Mincio. Al nostro giunger tutti gli indigeni parensi nascondere. Non si incontrò cristiano in vita. Lo timor del grande male che tutti ci piglia ci mise sul guardingo ma dopo poco si fece dinnanzi a noi indigeno mansueto che con ustrogoto local invitocci nel suo maniero. Sapendo del nostro eloquio proposeci di contar qualche ventura alle genti del luogo. Et come non? Con tutto lo rispetto, parvemi comunque poco l'auditorio. Io e li miei fidi scudieri gradiremmo più auricoli attenti al nostro dire. No preocuparse, disse l'indigeno. Preparammo li nostri stracci penduli in loco ameno ma con certo gusto per lo particolar. Ad un certo punto comparver pargoli e famiglie appresso e in gran caciarra di seggiolame si apprestaron ad ascoltar. Lo tutto finì con gran sorrisi e marroni al forno. Li pargoli, con lingua indigena ci fecero intender lo apprezzamento e partimmo per nuovi incontri
Laurent de Veronae
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30 ottobre 2010
Lippa lippa
Lo giorno pel lo rientro in digital tenzone arrivò. Scrivovvi pe menzionar del dia odierno che si calò li braghi in fronte alla pubblica piazza. Del primo sluccicar di sole recamci in loco nomato "corte mercato vecchio" e sollazzamci nel cavar succo de un bastoncin a forza di perticate. In cotal loco, dicesi esto calar di tempo come giuoco dello sciànco. Brutal omoni a guisa di barbari calati delli monti si accapiglian con grandi sprechi di sputazzo e voce, non per damigelle o danari o reami ma bensì per lo stabilir se il bastoncin debba esser lì pittosto che là. Per tutto il lungo sole del dì continuassi a "ballar" in cotali saltelli fino allo scendere del salutar buio.
23 maggio 2009
Aquilanti
Lo terrore parigino stave per sfumare. L'assolanza est piacevol et le genti più benigne anche se l'internetto non si pole facere se non scapicollandosi per monti puntuti. Lo pubblico non cale a frotte e in sere primaveril si gode lo svagazzo sanza entrar nelle mie grazie affabulatorie. Non restavi che consolar il gargozzo con succhi d'uva di basso costo e con cibarie italiote dal medesimo cucinate. Nello vagar per calli parigine non posso non restar colputo da stupor nello ammirare cavalcature mansuete, al primo guato, che dimostransi peggio del mio destrier, malabestia, in giorno di cagherazze, quando le si risveglia. Lo basta infilar loro nel gargaro picciol spadino che face tremar in prima botta l'animalo e poi lo fave cavalcar veloce e fiero verso lo desio.

Laurent de Veronae
Laurent de Veronae
17 maggio 2009
Del volo
Oramai presi abitudine allo svolazzo che lo messer Wrigth facemi una pippa. Lo portar su alacce di material ferroso paremi più periglioso del mio fedel Aquilante, malabestia, ma il velocivolo adéguasi allo mio perigliare di paese in paese per contar historiae. Lo perché di tanta pignolaggine per salir su tali oggetti mi è stato giustificato con periglio di terroris homo. Qual inutil perdita di clessidra! Sufficerebbe prender di petto tali saracini e li sfidar in singolar tenzone. Lo tutto si sfinisce in sedute sullo chiappame per giri di quadrante sanza muovere ciglio.

Laurent
Laurent
16 maggio 2009
Del ritornare... Et non
In lo navigare per contrada e contradona ritrovommi a riposar, nella significazione di ri-posar, la chiappa su suol natio, o quase. Della mala accoglienza parisina parlerovvi, per malo tempo e granda spargimento di pecunia, ma nel dia odierno trovemi a guardare lo loco abitato nomato Bra. Chiesero i miei servigi e sanza tema e con grande periglio attraversai le alpe per far goder della mia presenza le genti indigene. Lo loco di mio spogliamento non parmi all'altezza ma... uno caffè vien meno di uno scudo!

Laurent de Veronae
Laurent de Veronae
14 maggio 2009
Post barbarie
Di terre barbare non parlai per mancanza di lingua, che stavasi in sputazzo di cetriolame. Paresi che in cotal landa lo cetriol sia unico verdurame e indi lo doprano in ogni mangime. Ora trovemi in terre franciose con radfinatezze di lingua e di palati che facensi pagar caro. Aggiornerovvi lo prima possibil.

Lorenzo
Lorenzo
06 maggio 2009
In bulgarie
Trovommi in questi giorni a soggiornare per lande scanosciute e rinnovellate. Già passeggiai per codesti ameni territori, ma era in età di giovinetto pasciuto a libagioni italiche. Ora son uom, sanza pelo e sanza tema e lo paesaggio parommi alquanto ciangiato. Lo desinare mattutino presenta circoletti verdi nella scodella che han sapore medico. Pasticci vari e caci colorati non invoglian certo il gargaro, se non per bacillus bulgaricus, volgarmente nomato yogurt. Ne cresce in gran quantità in codesti luoghi ed il sapor acidulino stimola le cagherazze. Or devo andare tra un po' si riparte per cittadella piccola... lo saluto
29 aprile 2009
Nelle terre grezze
Dopo anni di silenziate libagioni tornommi tra li vostri orecchi in preghiera di ascolto benvolo. Viaggi facemmo a ioso e castella e banchetti vìsimo in quantità ma le gesta e le cavalleresche tenzoni ci tesero lontan da marchingegno intra le eteri. Oggi, che più portabil aggeggio ci cale per le mani, rinveniamo a voi con ditato desiderio a contare di contrade e loghi che paransi davanti alle nostre membra. Terre alquanto avanzate son quelle che ci vedono in codesta nottata. Dicensi nomarsi Fratta. Non sape de qual etimolo nasca codesto curioso groppo di segni letterali, ma sicuramente le genti parenci ospitali quanto burberamente ad usanze avvezzi. Nel ricovero donatoci paremi dinnanzi un macchino ad immagini, ma con coloriture loffe, salate al dippiù e udor di tobacchi nell'aere con giacigli umidicci e a valle disposti. Spero passar di sbrigo queste clessidre per non restar intaccato da aria grezza!
Post scriptum
Ritienmi fortunato nel divider cloaca con scanosciuto che smerigliatura di vitro non permettemi di infilzar a morte!
31 ottobre 2006
Lo cammino longo

In lo longo cammino verso il notorio ci si deve poggiare le natiche per lo reposar delle cotiche.
Poscia aver visitato lo regno delle Marchie due de li nostri valorosi cavalieri portaron lo di dietro nelle terre dei nordici ugunotti.
La terra, nomata Bulzano es ricca de salcicci de tutte le taglie a guisa di diton brusecchiati e tutta la populazion ne come en gran quantità facendola scivolar nel gargaro con luppolo liquidato. Diceno che cotal regno parla il nostro idioma, ma notammo che li pargoli sputecchiavano parole ugunotte che alla nostra orecchia parea ostrogoto. La tenzon fu di breve tempo e nel guerregiar anche con genti quasi saracine lo grande plauso ci prese nel final. Non potemmo che rengraziar le dame e i cavalieri e retornar alle nostre proprietà. Nel scrvier di cotal tenzone non posso celar puro la vision di damigella angelica che per tutto lo tempo ci donò sorrisi e occhiate in quantità.
25 ottobre 2006
Avrete sentuto nomare...
Poscia innumerevoli cavalconi, ratti come la folgore giungemmo in quel di Affano nota ai più come Borgo di Fano. A guisa di giovenche pasciute a radicelle e nettato lo vetro con rinfreschi di zolfone, malva e sambuco giungemmo alla destinazion mirata. Presa dimora nella parca locanda di cotal Uguccione de la Ville (ben tre scodelle)ci venne dato entramento nel regno delle libagioni teatrali che in cotal loco vien nomato "Teatrum Fortunae". Poscia pecciamento di ben due viae universorum lucis che comprendevan la magnificentissima sostantia di ben dugento canali dedicammo le nostre menti e membra alla volgar opera lignii et ferrii et maschere tigrorum, caccavelle, verzure, stracci penduli per lo piacer di nostra signora Luppa del Vacca Dì. Poscia in libagioni culinarie tra cacciagioni e piscis in gran abbondanza lasciamci prender lo sonno in tra li sassi dello piaggio Fanense. Di Grande successo e cacchi e giubilo venimmo ricoperti a guisa di calorose amanti che in urli ci chiamavano "prendimi dammiti cuccurucù cuccurucù".
23 ottobre 2006
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